08 aprile 2006
Operazione Carfizzi
Milano, 30.3.2006
Sono Vincenzo Basta, anch’io nato e cresciuto a Carfizzi ma ora residente a Milano.
L’anno scorso, in estate, sono tornato per trascorrervi le vacanze.
Carfizzi non è più quello che abbiamo lasciato qualche anno fa. Ormai in paese non c’è più nessuno; si è spopolato. Secondo l’ultimo censimento del 2000 sembra che i residenti ufficiali siano intorno a 800, mentre le persone residenti stabilmente non sono più di 500. In questo secondo numero non vi rientrano gli studenti universitari ed altre persone che solo ufficialmente risultano residenti mentre vivono per la maggior parte dell’anno nelle città dove studiano o lavorano. Sicuramente non torneranno se non ne avranno un buon motivo.
Intorno alla metà del mese di agosto, in paese, ho incontrato Agostino Affatato, il medico. Abbiamo scambiato due chiacchiere. Mi ha detto che sicuramente fra qualche anno, non appena i suoi figli diventeranno un pò grandi, autonomi, vorrà tornare a vivere a Carfizzi. Lo stesso pensiero lo aveva espresso l’ultima volta che ci eravamo visti a Milano qualche mese prima.
Gli ho fatto presente che non c’è più nessuno. Solo vecchi, pochissimi bambini riuniti a scuola in classi miste multi-età. Sono chiusi tutti i negozi di generi alimentari che pullulavano intorno agli anni ’70, ’80. Non c’è più un sarto, un calzolaio, un barbiere. Chissà come sarà quando vorrà tornare: probabilmente un paese fantasma.
Poi ho ragionato su quello che è successo negli ultimi decenni: questo paese di origine contadina, popolato fino al 1960 quasi solo da contadini e che ora sta per scomparire, ha però prodotto un enorme numero di laureati e di emigranti per svariati motivi. Con tanti sacrifici dei genitori e di essi stessi tantissimi ragazzi e ragazze di questo paese hanno conseguito una laurea, sono diventati affermati professionisti. Ne ho contati 84, ripercorrendo virtualmente le vie ed i vicoli. Sicuramente alcuni mi saranno sfuggiti. Di queste menti pensanti, purtroppo, il paese si è spogliato per sempre.
Mentre facevo questa riflessione con Agostino. Ho colto, quasi inconsciamente, la contraddizione che emergeva dal discorso. Un paese che ha prodotto tante menti, sta per morire, mentre quelle stesse menti nulla possono dare per quel paese.
Sembra il parto di una valente madre che mette al mondo un bellissimo bambino mentre lei stessa perde la vita. E’ sicuramente una metafora retorica e sdolcinata ma forse rende l’idea.
Ho pensato che queste menti potrebbero fare qualcosa per far rinascere Carfizzi.
Se sono riusciti a laurearsi e quindi raggiungere un traguardo così importante certo hanno una mente che può offrire qualcosa per far risollevare questo paese da un declino che così sembra inesorabile. Non so che cosa, ma qualcosa si può fare?
Se tutte le teste pensanti, laureati e non, legate a questo paese, potessero contribuire, sinergicamente ad elaborare un’idea di sviluppo forse Carfizzi potrebbe rinascere a nuova vita.
Di questa idea ho parlato con qualcuno. Con mia moglie Pia, che non è di Carfizzi, con Agostino, con Gino Costanzo, con l’ex sindaco Nello Alfieri, con Domenico Giudice, con Nicola Marziano e con altri ancora. Hanno tutti convenuto, con entusiasmo, che è un’ottima idea.Ma come la si può rendere concreta?
Sicuramente oggi vi sono le condizioni, i mezzi, gli strumenti tecnologici che potrebbero aiutarci nel compito. Quanto meno per quanto riguarda la comunicazione. L’utilizzo del web può mettere in contatto continuo quelli fra noi che vogliono cimentarsi in questa impresa.
So che la strada è tutta in salita ed impervia, tenuto conto che si dovrebbe operare in una terra dove la questione meridionale è un argomento tuttora attuale. Altre realtà meridionali, però, oggi insegnano che con progetti seri e ben organizzati si possono far rivivere i paesi. Ho pensato al turismo, all’agricoltura ed a tutte le iniziative che attorno a ciò si potrebbero sviluppare.
Vorrei che quanto meno ci provassimo. Se non dovessimo riuscirci quanto meno avremmo costruito un movimento ideale che certo lascerà un segno importante nella storia del nostro paese.
Per il momento posso solo suggerire di far circolare questa idea tra tutte quelle persone di nostra comune conoscenza che abbiano a cuore il paese e il suo futuro e che vogliano essere parte di questa impresa.
Metto a disposizione il mio indirizzo e-mail per raccogliere le adesioni, le proposte e le candidature di chi volesse offrire il suo tempo e le sue conoscenze per portare avanti l’iniziativa. Anche se l’informatica permette comunicazioni più rapide e dirette, sono ben accette risposte per posta o in altro modo.
Un cordiale saluto
Vincenzo Basta
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